Natale - Lacrimedamore

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«Il Natale: l’Estasi della storia»

              

«È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano». Con queste parole quanto mai provocatorie Madre Teresa di Calcutta, una delle più grandi mistiche del Novecento, definisce il Natale. Da questa definizione comprendiamo bene come il mistero del Natale non è un evento da contemplare una volta l’anno ma lo possiamo rendere attuale e vivere ogni giorno, in ogni istante della nostra vita. La festa del Natale amata da tutti, adulti e bambini, è oggi spesso esposta a malintesi e stravolgimenti, venendo spesso ridotta ad una delle tante opportunità consumistiche smarrendo il senso profondo ed originario di questa festa. Così nelle nostre società del benessere assistiamo impotenti allo scatenarsi di una frenesia commerciale che usa il Natale come pretesto per indurre la gente a comprare, anche nei programmi televisivi si assiste a dispute su linguaggi simbolici, come ad esempio il presepe, che offenderebbero altre tradizioni religiose, quando in realtà è il messaggio cristiano stesso a patire se ridotto soltanto a canzoncine, alberi decorati o festoni colorati.
Qual è, allora, il senso profondo del Natale? Perché lo festeggiamo il 25 Dicembre? Le sue origini sono antichissime e risalgono ai primi secoli della cristianità quando le prime comunità cristiane oltre a fare memoria della morte e risurrezione del Signore Gesù Cristo, iniziarono a fare memoria della sua nascita. Un calendario romano del 354 ci testimonia che a Roma, verso il 330 si cominciò a festeggiare il Natale il 25 dicembre. Quella data fu scelta perché già vi si festeggiava il sol invictus, il “sole mai vinto”, trionfatore sulla notte, che proprio in quei giorni successivi al solstizio d’inverno sembra riprendere le forze e ricomincia a salire nell’orizzonte. Da Roma la festa si propagò in Africa settentrionale e alla fine del V secolo il Natale segnava già l’inizio dell’anno liturgico: l’imperatore Giustiniano nel 529 lo dichiarerà giorno festivo, senza lavoro, e da allora la festa del Natale si diffonderà progressivamente in tutta Europa, accompagnandone l’evangelizzazione. Per noi cristiani questo sole trionfatore sulla tenebre della notte è Gesù Cristo, il Figlio di Dio nato dalla Vergine Maria.
Il racconto della nascita di Gesù ci viene presentato dai Vangeli sinottici in particolare è l’evangelista Luca che ci racconta in modo più dettagliato di questa nascita avvenuta a Betlemme, quando Giuseppe e Maria si misero in viaggio per raggiungere la città natale di Giuseppe per ottemperare al censimento ordinato da Quirino, procuratore della Giudea. I vangeli vi ritrovano, in questa nascita, il compimento delle profezie che indicavano proprio Betlemme, la città del re Davide, come luogo della nascita del Messia: lì Gesù nasce per opera dello Spirito Santo da una donna di Nazareth, di nome Maria, sposata a un discendente di Davide, di nome Giuseppe.
Nel Natale noi contempliamo l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di una vergine per opera dello Spirito Santo, a Natale siamo chiamati a metterci in cammino verso Betlemme, verso quella casa del pane, tanto familiare quanto semplice, tanto accogliente, come un grembo materno, quanto umile. Lì i nostri occhi contempleranno un piccolo bambino, lì il nostro cuore sussulterà di gioia, commozione, stupore e meraviglia così come fu per gli angeli, i pastori ed i Magi. «Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera. Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza» (Don Tonino Bello).
Coraggio fratello o sorella che stai leggendo queste parole cosa aspetti a metterti in viaggio? Lasciati condurre dal bambino che è in te e che a Natale sa ascoltare il brusio degli angeli, che gli parli di Dio e lui lo sente respirare. Gli dici che è Natale e lui vede un volo di angeli che aprono il cielo. Il Natale è la festa della vita, è il tempo del mio e del tuo Natale. «Cristo nasce perché io nasca. La natività di Gesù domanda la mia natività: che io nasca diverso e nuovo, che nasca dallo Spirito di Dio, che nasca così piccolo e libero da essere incapace di aggredire, di odiare, di minacciare. Con occhi così puri da saper vedere le tracce di Dio dovunque. Con le parole così buone da saper solo benedire e mai maledire, benedire Dio, la vita, le creature» (Ermes Ronchi).
È tempo di mettersi in cammino, di correre verso Betlemme, a noi come ai pastori un angelo “ci annunzia una grande gioia: che è nato per noi un Salvatore, che è il Messia Signore”. L’evangelista Luca ci ricorda che l’annuncio della nascita viene fatta a povera gente. Il segno di questa nascita è un bambino avvolto in fasce in una mangiatoia. I pastori sono obbedienti e vanno così come l’angelo gli aveva annunciato.  Questo bambino è la pace che Dio dona agli uomini; accogliere la pace significa disarmare il proprio cuore. A questo proposito esiste una bella leggenda natalizia: «tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrire e si vergognava molto, tanto che pensava di rinunciare ad accorrere insieme agli altri pastori per rendere omaggio al nato Messia, se non fosse stato in lui più forte il desiderio di adorare il Salvatore. Giunti alla grotta tutti facevano a gara a offrire i loro doni. Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo reggere il Bambino. Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui, per un momento, Gesù. Avere le mani vuote fu la sua fortuna». Questa è la sorte più bella che potrebbe capitare anche a noi. Farci trovare in questo Natale con il cuore così povero, così vuoto di noi stessi e dai nostri egoismi che Maria, vedendoci, possa affidare a noi il suo Bambino. Accogliamo il Signore che viene con un cuore inerme, disarmato, con amore per riconoscere la sua presenza e per poterlo accogliere tra le nostre braccia e nel nostro cuore.  
Voglio formulare, a te fratello o sorella, gli auguri per questo Santo Natale facendo mie le parole di Don Tonino Bello, «non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario. Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li possa respingere al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce”, dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge” e scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E poi vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la Speranza».

Il Signore Ti dia Pace
don Andrea Zappulla

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